Cittadella Film e Antonio Marchi

Cittadella Film e Antonio Marchi

 

Parma, giugno 1946. La guerra è finita da poco più di un anno. La città lentamente ha ricominciato a prender vita, le macerie dei bombardamenti sono state in gran parte rimosse, le case vengono ricostruite, le attività umane hanno ripreso febbrilmente vigore.
Il 30 giugno, il giornale locale, la Gazzetta di Parma, anch’esso rinato dopo la guerra, riporta la notizia della creazione in città di un Centro di produzione cinematografico.
Non appaiono i nomi dei promotori e le finalità ultime della società, ma il cronista prevede uno straordinario impulso per tutta la comunità degli artisti, degli intellettuali, dei tecnici e degli artigiani che beneficeranno di questa possibilità di sviluppo futuro.
Qualche giorno prima nello studio di un notaio cittadino, cinque imprenditori con un capitale sociale iniziale di un milione, hanno fondato la Società per azioni “Cittadella Film”.
I cinque imprenditori sono: Gian Luigi Bagatti, avvocato e gestore di una sala cinematografica, Felice Corini, ingegnere e docente universitario, il ragioniere Giuseppe Bardotti, l’ingegnere Pilade Corini e con il ruolo di direttore artistico il pittore e regista Esodo Pratelli.
L’oggetto sociale, come previsto dallo statuto, è la creazione di un centro cinematografico, per il commercio e la produzione di film, esercizio di sale, scuole inerenti alla lavorazione di film e la gestione di teatri di posa e di ripresa.
L’idea costitutiva è quella di creare in città una società che produca e distribuisca film, ma soprattutto costituire un polo produttivo dotato di teatri di posa con macchinari e maestranze: una piccola Cinecittà del Nord. L’idea forte è di costruire gli studi, da qui il nome della società, all’interno della fortezza farnesiana della Cittadella. I soci si muovono per acquistare dallo Stato il complesso, i fabbricati e la vasta area, la valutazione complessiva non spaventa i coraggiosi imprenditori: il demanio chiede la somma complessiva di 33 milioni dell’epoca. I soci cercano finanziatori, alcuni imprenditori di Milano aderiscono all’iniziativa, ma in pochi mesi la trattativa si ferma per il “localismo” di alcuni soggetti parmigiani che impediscono l’operazione finanziaria.
Comunque l’attività di produzione inizia fin da subito e nel settembre del 1946, il direttore artistico Pratelli mette in lavorazione ben due documentari d’arte dedicati al Correggio: il primo sulla cupola del Duomo e il secondo sugli affreschi in San Giovanni.
La rete produttiva si allarga verso altre province e nei mesi successivi la Cittadella Film realizza ben quattro documentari a Mantova, sempre con la regia di Esodo Pratelli.
La vicenda artistica e produttiva della Cittadella Film di Parma si può inserire a pieno titolo nella più ampie esperienze e vicende del boom del cinema documentaristico e della nascita nell’Italia del dopoguerra di piccole case di produzione attive nel cinema documentario come: Nexus, Documento Film, Este Film e Filmeco.
Nel 1947 la Cittadella Film incarica Luciano Emmer, uno dei documentaristi italiani più importanti del momento, di realizzare due film ispirati a Verdi.
Nello stesso anno Emmer, in collaborazione con Enrico Gras, realizza “Sulle orme di Verdi” e in coregia con Vittorio Carpignano “Nel paese del melodramma”.
Il gruppo artistico e produttivo della società vede dal 1946 al proprio interno anche il giovane Antonio Marchi che aderisce fin da subito al progetto acquistando quote della società e divenendone dal 1947 supervisore artistico.
Marchi dirige da alcuni anni un’importante rivista di cinema: “La critica cinematografica”, a soli 23 anni è a capo di una delle più significative esperienze culturali del dopoguerra.
La rivista, alla cui direzione si unirà Fausto Fornari, pubblicata da inizio 1946 cesserà le pubblicazioni alla fine del 1948 per complessivi 12 numeri.
L’esperienza della rivista che nasce in provincia con un suo programma e una sua ispirazione ideologica, che sarà poi alla base dell’avventura della Cittadella Film, riunirà un numero impressionante di collaboratori nazionali e locali come: Lamberto Sechi, Oreste Macrì, Giulio Bollati, Ugo Casiraghi, Mario Colombi Guidotti, Mario Verdone, Francesco Pasinetti, Sergio Frosali, Dino Risi, Giuseppe Ungaretti, Guido Aristarco, Attilio Bertolucci, Ottone Rosai, Renzo Renzi e Mino Maccari.
Nel mese di gennaio 1946 Antonio aveva organizzato insieme al gruppo di redattori della rivista la prima edizione di un Festival di cinema che per tutto il mese offrirà alla città un evento culturalmente rilevante.
Le proiezioni si svolgono tra Palazzo Marchi e il teatrino del Maria Luigia, si celebrano i 50 anni della nascita del cinema con una significativa retrospettiva con numerosi film inediti forniti dalla Cineteca Italiana, diretta da Luigi Comencini che con Fabio Carpi e Pietro Bianchi presenterà le varie serate della manifestazione.
L’esperienza della Critica non andrà perduta e dal 1949, sempre a Parma, il giovane scrittore Luigi Malerba lancia il periodico di studi cinematografici “Sequenze”.
Grazie ai contatti creati da Marchi, nel 1948 la Cittadella Film stringe un accordo di collaborazione con la Lux Film che distribuirà i documentari abbinati a lungometraggi prodotti dalla stessa Lux.
In parallelo la società si occupa anche di distribuzione e acquista in Francia i diritti per la circuitazione di due film di lungometraggio: “I parenti terribili” di Cocteau e “Gli Scocciatori”, l’esperienza distributiva è estremamente negativa e un insuccesso da un punto di vista economico.
Antonio Marchi diviene il regista di riferimento della Cittadella Film e con la collaborazione ai testi di Attilio Bertolucci e di Giulio Bollati, Giuseppe Calzolari, Fausto Fornari, Vito Rastelli e Luigi Magnani (musiche) realizza dal 1947 al 1951 una decina di documentari: “La duchessa di Parma”, “Un animale utile”, “Il parmigiano”, “I burattini dei Ferrari”, “Nasce il Romanico”, “Canzoni tra due guerre”, “La palla ovale”, ”Lavorano per voi”, “In Puglia muore la storia” e “Cantarono nel 600”, gli ultimi due realizzati in Puglia.
La rete di amicizie e relazioni costruita da Marchi diviene preziosa per la diffusione dei documentari, anche all’estero, “Nasce il romanico” vince il premio come miglior documentario al Festival di Bruxelles e la Cittadella diviene un polo di attrazione per registi e aspiranti tali.
Nell’archivio della Cittadella, sono conservati diversi soggetti e sceneggiature inviati alla casa di produzione parmigiana tra gli altri da Antonioni, Bassani e Pasolini.
Marchi è l’autentico motore organizzativo di ogni attività cinematografica che si svolge in città, la sua passione per il cinema si concretizza ulteriormente nell’organizzazione di un celebre convegno sul Neorealismo che si tiene nel 1953, nel comitato organizzatore oltre a Marchi sono coinvolti Cesare Zavattini, Attilio Bertolucci, Luigi Malerba, Pietro Bianchi e l’industriale Pietro Barilla.
Seguendo le suggestioni e le teorie di Cesare Zavattini per rilanciare il movimento neorealista, nelle giornate del 3,4 e 5 dicembre a Parma converge tutto lo stato maggiore del cinema italiano: Michelangelo Antonioni, i giovani registi Lizzani, Maselli e Pontecorvo, Vittorio De Sica, i critici Renzi e Aristarco, la sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico e lo stesso Zavattini tengono importanti relazioni toccando gli argomenti più significativi per il rilancio del movimento.
Nello stesso anno, il 1953, il trentenne Marchi matura l’idea del passaggio al lungometraggio a soggetto.
L’idea per la realizzazione del film nasce da un soggetto di Luigi Malerba, che in quegli anni si stava affermando come valente sceneggiatore lavorando con Lattuada e altri registi.
Nel corso dell’anno Marchi e Malerba lavorano alla sceneggiatura del film e con Marco Ferreri alla produzione e all’organizzazione dello stesso. Le riprese del film dal titolo “Donne e soldati” iniziano nel gennaio del 1954 tra Montechiarugolo e il castello di Torrechiara. Nonostante l’originalità del soggetto e la qualità della fotografia di Gianni Di Venanzo, il film per scelte produttive e distributive sbagliate ebbe scarsa attenzione e visibilità e ben presto dimenticato.
Sono innumerevoli i progetti messi in piedi da Marchi in quegli anni, il più significativo un documentario industriale in due parti “L’oro del Po” scritto da Malerba e Marchi e prodotto dalla Cittadella con il sostegno dell’Eni di Enrico Mattei. Del film, mai portato a termine, restano tracce di sceneggiatura e alcune riprese. Accordi di collaborazione vengono siglati tra la Cittadella e altre case di produzione come Filmeco, con la quale Marchi realizza due documentari in Toscana e in Lazio con testi di Mario Verdone.
Nonostante i tanti progetti avviati, sia per la mancata riforma della legge sul cinema relativa ai documentari, sia per alcune controversie pendenti con il fisco che ne compromettono l’andamento economico, la Cittadella Film entra in crisi finanziaria nel 1955, verrà posta in liquidazione e chiuderà la propria attività nel 1959.
La storia cinematografica di Antonio Marchi è già finita qualche anno prima, e il cineasta parmigiano, abbandonato il cinema si occuperà con grande successo di altre attività imprenditoriali.

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