Vincenzo Baldassi – Seconda Parte

Vincenzo Baldassi

 

Nato a Portogruaro il 29 giugno 1924, morto a Parma il 26 ottobre 2012

Nome di battaglia Bragadin

Intervista realizzata a Parma il 25 novembre, il 2 dicembre, il 30 dicembre 2003 e il 12 gennaio 2004 da Marco Minardi e Primo Giroldini

La famiglia d’origine, l’infanzia, Borgo Colonne, Liceo Romagnosi, i docenti, iscrizione a Medicina, il 25luglio 1943, sfollato nella bassa, l’8 settembre, contatti politici con antifascisti, gruppo cattolici a Parma, servizio militare, ritorno a Parma, andata in montagna, raggiunge i partigiani, la fede e la religione, ancora sul liceo, i Guf, scelta del nome di battaglia, collegato ai partigiani cattolici, vita partigiana, azione a Ferriere, scontro a Farini, Bettola, contatti con i partigiani liguri, aggregato alla 6^ zona ligure, rastrellamenti, Uscio, Val d’Aveto, Bobbio, dicembre 1944, la primavera, la liberazione di Genova, ritorno a Parma nei primi di maggio, il padre arrestato (all’epoca della diserzione), ritorno alla vita civile, la militanza nel PCI, scuola di partito, le Frattocchie, Palmiro Togliatti, direzione Eco del Lavoro, vicenda “cartoline rosa”, l’arresto, in carcere a Bologna, il processo e la condanna, la vita in carcere, scarcerato, lavoro a Roma al Comitato Centrale, propaganda e stampa, Rinascita, ritorno a Parma, elezioni amministrative, assessore al Personale in Comune, fatti di Ungheria, eletto Sindaco di Parma nel 1963, rapporti con l’opposizione, forze sociali ed economiche della città, il 1968 e la contestazione, fine del mandato nel 1970, diviene vicesindaco ed eletto deputato, la vita parlamentare, fatti aani cinquanta, uccisione di Attila Alberti, i rapporti all’interno del PCI, ancora sul 1968 e la contestazione.

Trasferito con la famiglia a Parma all’inizio degli anni ’30 al seguito del padre ferroviere. Antifascista, dopo l’8 settembre aderì al movimento partigiano (59ª Brigata “Garibaldi”) col nome di battaglia di “Bragadin” partecipando attivamente alla resistenza sull’Appennino ligure-emiliano e alla Liberazione della città di Genova che in seguito lo insignì di una medaglia al valore. Militante del PCI fu eletto nel consiglio comunale di Parma per la prima volta nel 1951, e successivamente riconfermato fino al 1972. Inoltre, tra il 1963 e il 1970 fu l’ultimo comunista a ricoprire la carica di Sindaco di Parma, succedendo a Giacomo Ferrari. Deputato al Parlamento per il PCI per tre legislature. Nel 1951 dovette scontare una condanna a 12 mesi e 14 giorni  di reclusione per il reato di “istigazione dei militari a disobbedire alle leggi”, in qualità di direttore responsabile delle pubblicazioni del periodico “L’Eco del Lavoro” sulle cui pagine comparve in quei mesi un articolo di cronaca “mascherata” in cui si dava conto della fantomatica riconsegna al mittente da parte di numerosi giovani del parmense delle cosiddette “cartoline rosa” di richiamo al servizio militare.

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